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30 Novembre

NEL MONDO DEI PRIMI CRISTIANI

Per ben due secoli e oltre, il «popolo dei cristiani» sembra invisibile, poiché per tutto questo lungo periodo non si incontrano manifestazioni architettoniche, cimiteriali ed epigrafiche propriamente cristiane. E questo «assordante silenzio» sembra interessare anche l’espressione artistica, che pare «frenata» dai divieti veterotestamentari di rappresentare il sacro, cosí come accade nella cultura figurativa giudaica. Il divieto, che dall’Esodo (20,4-5) rimbalza nel Deuteronomio (4,14-19), riguarda però soltanto l’uso di rappresentare statue e idoli. Questo atteggiamento viene chiarito, alla fine del II secolo d.C., dal padre della Chiesa Minucio Felice, il quale, nel suo Octavius, scrive: «Pensate che noi teniamo nascosto l’oggetto del nostro culto solo perché non possediamo santuari o altari? E perché dovrei scolpire un simulacro di Dio, quando – se ben rifletti – l’uomo stesso è simulacro di Dio? Perché dovrei erigergli un tempio, quando tutto il mondo creato da lui non riesce a contenerlo? E mentre io, semplice mortale, ho bisogno di vivere in uno spazio, dovrei, per questo, circoscrivere l’immagine di Dio nello spazio di un modesto ambiente? Forse non è meglio dedicargli un altare nella nostra anima?».

Questa fonte diviene preziosa quando apprendiamo che l’atteggiamento antidolatrico ostacola la creazione di ogni forma di edificio di culto e che il mito delle cosiddette «domus ecclesiae», ovvero delle abitazioni adibite a primitivi luoghi riservati alle prime manifestazioni liturgiche, sembra, pian piano, sgonfiarsi. In verità, resta importante un esempio – oramai celebre – noto come domus ecclesiae di Dura Europos, ossia un abitazione romana di una città carovaniera nell’attuale Siria, sulle sponde dell’Eufrate, fondata dai Seleucidi, diventata città di frontiera dell’impero parto nel I secolo a.C. e conquistata dai Romani nel 165 a.C.. Ebbene, questa colonia romana, nel 256 d.C., viene obliterata, in quanto vinta dai Sasanidi.

La città, ricoperta di sabbia, rimase tale finché, negli anni centrali del Novecento, fu interessata da una campagna di scavo condotta da una missione statunitense, guidata da Carl Hermann Kraeling. Durante quegli scavi, emersero alcuni edifici templari dedicati a Zeus e agli dèi palmireni, un mitreo, una sinagoga e un edificio di culto cristiano, riconosciuto, appunto, come domus ecclesiae. Tutti questi edifici ci parlano di un clima multireligioso, che anima una città di frontiera negli anni centrali del III secolo. Mentre gli affreschi, che decoravano la sinagoga, furono sistemati nel Museo Archeologico di Damasco...

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