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Ercolano un parco archeologico che guarda al futuro

Con la direzione di Federica Colaiacomo, il parco archeologico entra in una nuova fase: domus riaperte, cantieri visitabili, indagini a Villa Sora e dati digitali raccontano una città antica che continua a produrre conoscenza.

L’arrivo di Federica Colaiacomo al Parco Archeologico di Ercolano, nell’aprile del 2026, coincide con una fase di intense attività dedicate alla conservazione, documentazione, manutenzione e restauro di numerosi edifici e superfici decorate. Tali interventi contribuiscono non solo ad ampliare le possibilità di fruizione da parte del pubblico, ma anche ad arricchire gli ambiti della ricerca scientifica, della gestione e digitalizzazione del patrimonio documentario, sia preesistente sia di nuova acquisizione, in un quadro organico di azioni orientate alla tutela continua e alla valorizzazione dell’area archeologica nel suo complesso.

La nuova direttrice prende in consegna un istituto autonomo del Ministero della Cultura nato nel 2016, competente sull’area archeologica, sulla Villa dei Papiri, sul Teatro romano sotterraneo e, dal 2023, anche su Villa Sora, nel territorio di Torre del Greco. Il perimetro del Parco, dunque, non coincide più solo con l’area urbana scavata a cielo aperto, ma comprende ormai un sistema più ampio, nel quale la città antica, il settore costiero, le ville marittime, gli archivi storici e i nuovi strumenti di documentazione partecipano alla stessa prospettiva di studio.

«Raccolgo l’eredità di un lavoro straordinario», afferma Colaiacomo, «e la raccolgo con la consapevolezza che Ercolano non può essere guidata attraverso iniziative isolate. Qui ogni intervento sulle superfici, ogni riapertura, ogni scelta sulle modalità di fruizione e ogni progetto di ricerca deve essere pensato dentro una sequenza di responsabilità. Il Parco, grazie anche al lavoro sinergico portato avanti in partenariato con il Packard Humanities Institute, ha raggiunto un livello molto alto di conservazione e di capacità progettuale. Il compito della nuova direzione è proseguire questo percorso, con la consapevolezza delle priorità conservative di un sito complesso e fragile come Ercolano, rafforzando al contempo il rapporto con il territorio e le sue comunità».

La fase attuale si comprende proprio a partire da questa impostazione: Ercolano non ha bisogno di essere presentata come un sito che riparte, ma come un luogo culturale costantemente attento alla conservazione e allo stesso tempo in continua espansione, anche nei perimetri delle sue nuove aree visitabili. Negli ultimi decenni il lavoro sul costruito antico, sui sistemi di regimentazione delle acque, sulle coperture, sugli apparati decorativi, attraverso gli interventi di manutenzione nelle sue varie declinazioni, ha prodotto risultati che hanno migliorato in maniera significativa lo stato di conservazione generale della città.

Questi sono solo alcuni dei traguardi raggiunti grazie alla preziosa cooperazione tra pubblico e privato con il Packard Humanities Institute che, insieme al suo braccio italiano, la Fondazione Istituto Packard per i Beni Culturali, da venticinque anni, sostiene il percorso di tutela, conservazione e…

Vuoi leggere l’articolo completo? Trovi tutto nel nuovo numero in edicola Archeo n. 493 – Ottobre 2026.

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