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Un libro di pietra e colori

Nel 1857 l’archeologo Alessandro François portò alla luce a Vulci uno straordinario sepolcro etrusco. svelando, all’interno di una complessa architettura sotterranea, un ciclo pittorico di inestimabile valore. ecco il racconto di un’avventura culturale che, solo di recente, ha raggiunto un suo degno coronamento.

L’area di Vulci era stata già oggetto di numerose attività di scavo a partire dall’inizio dell’Ottocento, quando il territorio era sotto il possesso di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone I, che nel 1814 fu nominato principe di Canino. A partire dal 1828 il principe, che si dilettava di studi archeologici, iniziò una fervida attività di scavo, in parte condotta direttamente da lui, in parte affidata ad altri personaggi come Vincenzo Campanari e Agostino Feoli. Si trattava di un’attività condotta con criteri di tipo antiquario, che comportò la perdita dei dati archeologici e la dispersione dei materiali, in parte confluiti nel nascente Museo Gregoriano Etrusco presso i Musei Vaticani, per il resto dispersi nei vari musei d’Europa.

Già in questa fase si affaccia alla ribalta la figura di Alessandro François, che oltre ad essere commissario di guerra per il Granducato di Toscana, si dedica a partire dal 1820 a una serie di scavi archeologici in diverse località della Toscana e funge da intermediario per Luciano Bonaparte nella vendita di vasi provenienti dalle tombe vulcenti. Nel 1850 costituì una società insieme allo studioso francese Adolphe Noël des Vergers, con lo scopo di effettuare scavi archeologici e creare una collezione di antichità da convertire poi in un museo. La società, che nel 1852 vide l’ingresso dell’editore francese Ambroise Firmin Didiot, nel 1853 ottenne dalla principessa di Canino, Alexandrine de Bleschamps, il permesso di riprendere gli scavi a Vulci, nell’area vicino al monumentale Tumulo della Cuccumella, scoperto nel 1828.

Tuttavia l’attività di François viene rimandata prima dalla situazione politica, che gli vietò di uscire dal Granducato di Toscana, e successivamente dall’epidemia di colera che, nell’agosto del 1855, comportò la morte della principessa di Canino e il successivo passaggio delle tenute alla famiglia Torlonia, la quale concesse al François di scavare per un anno nell’area della Cuccumella, dove non vennero effettuati ritrovamenti importanti. 

Nonostante lo scontento dei soci francesi, che temevano che gli scavi già condotti avessero esaurito le risorse del sito di Vulci, François nel 1857 ottenne dal principe Alessandro Torlonia il permesso triennale per scavare nelle tenute situate a Canino e Cerveteri. Poiché l’area circostante il tumulo della Cuccumella era coltivata a grano, e quindi non accessibile, François decise di rivolgere le sue indagini ad altri contesti, partendo dall’individuazione delle tom- be attraverso un’attività di ricognizione.

Dopo aver individuato una serie di ambienti ipogei nel marzo 1857, il 7 aprile iniziò a…

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