Monografia

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Uzbekistan, memorie dell’Asia centrale

L’Uzbekistan racchiude una complessa sequenza storica e archeologica, nota soprattutto per le celebri città d’oasi come Samarcanda, Bukhara, Khiva e Tashkent, caratterizzate da monumentali architetture islamiche. Tuttavia, prima di cupole e minareti, il territorio era popolato da centri fortificati e insediamenti agricoli. Situato in una posizione strategica lungo la Via della Seta, il Paese è stato un crocevia tra popolazioni sedentarie e nomadi, nonché luogo di convivenza e stratificazione per diverse religioni, quali zoroastrismo, buddhismo e islam. Lo sviluppo urbano è sempre stato legato al controllo delle risorse idriche e alla gestione di ambienti fragili. L’archeologia uzbeka rivela aspetti che le fonti scritte documentano solo parzialmente: oltre a monumenti, sovrani e iscrizioni, scavi e siti abbandonati restituiscono una visione completa della vita quotidiana, dei commerci e...

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Brescia 200 anni di Vittoria Alata

Nel luglio del 1826, durante gli scavi in corso nel Capitolium di Brescia, venne alla luce una delle più straordinarie scoperte archeologiche dell’Ottocento italiano: una grande statua bronzea di età romana, oggi universalmente nota come Vittoria Alata, accompagnata da un eccezionale deposito di reperti metallici. A duecento anni da quell’eccezionale ritrovamento, questa nuova monografia di Archeo ripercorre la storia del capolavoro e il lungo e complesso rapporto che lega la città di Brescia al suo passato più antico, fatto di restauri, studi, interpretazioni e continue scoperte e riscoperte.Dal suo ritrovamento alla consacrazione quale simbolo identitario della città, la Vittoria Alata ha attraversato epoche e sensibilità diverse, assumendo di volta in volta il ruolo di emblema civico, icona culturale e testimonianza privilegiata della grandezza della Brixia romana. Ampio spazio è...

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Saepinum

Nodo strategico posto lungo antichi percorsi della transumanza e dei traffici tra Appennino e Adriatico, Saepinum assunse un ruolo centrale nel Sannio già prima dell’età augustea, quando fu monumentalizzata. Oggi il sito archeologico molisano si distingue non solo per l’eccezionale conservazione del suo impianto urbano, ma anche per la continuità delle strutture insediative, rimaste riconoscibili nonostante secoli di trasformazioni. Il suo valore risiede infatti nella persistenza di un’organizzazione territoriale che ha mantenuto nel tempo i propri elementi fondativi.  I resti sannitici, a partire dal sistema fortificato di Terravecchia, mostrano  infatti un territorio articolato, in cui difesa, produzione e luoghi del sacro definivano le gerarchie e le relazioni tra comunità e ambiente. La città romana si sovrappose a questa trama senza cancellarla, riorganizzandola in un...

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Campi Flegrei

Nei Campi Flegrei la memoria prende forma soprattutto attraverso l’archeologia: monumenti, ruderi e resti che ancorano il paesaggio al passato e costruiscono la mappa cognitiva del territorio. Tuttavia questi luoghi non vivono solo nella materialità delle rovine: la loro identità nasce dall’intreccio tra dati archeologici, interpretazioni e immaginazione. Così l’Antro della Sibilla a Cuma continua a evocare la sacerdotessa cantata da Virgilio, mentre edifici come il cosiddetto «Tempio di Diana» a Baia o la «Tomba di Agrippina» a Bacoli conservano nomi suggestivi, anche se storicamente inesatti ma radicati nella tradizione. Simbolo del paesaggio flegreo è la Piscina Mirabile, grandiosa cisterna romana che suscita meraviglia e ricorda la lunga storia di questi luoghi visitati fin dal Grand Tour. Anche il cosiddetto «Tempio di Serapide» a Pozzuoli mostra come la memoria si trasformi nel...

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San Casciano dei Bagni

A sette anni dall’inizio del progetto di ricerche e scavi attorno al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, abbiamo accolto l’invito dell’amico Andreas Steiner a presentare, in un volume monografico di «Archeo», una sintesi sulle indagini in corso. La rivista ha infatti dedicato in questi anni tre lunghi speciali all’avanzamento delle ricerche, offrendo un contributo fondamentale alla divulgazione dei contesti portati alla luce e dunque ci è sembrata fin da subito la sede privilegiata per poter provare ad affrontare criticamente la
sintesi dei risultati preliminari. Abbiamo molto discusso tra di noi circa la forma da dare a questo racconto, e abbiamo, alla fine, privilegiato quello di una cronistoria della ricerca

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Campi Flegrei