Scoperto nel 1981 a pochi passi da Piazza Venezia e Largo Argentina, il sito testimonia duemila anni di storia di un intero isolato di roma: dal teatro di Lucio Cornelio Balbo, costruito nel 13 a.c., fino alle trasformazioni medievali, rinascimentali e moderne.
A Roma, a due passi da piazza Venezia e da largo Argentina si nasconde un luogo che fino a quarant’anni fa non esisteva nelle guide archeologiche di Roma: la Crypta Balbi. Varcando le soglie del suo ingresso si resta letteralmente stupefatti tanto inatteso è lo spettacolo dei resti di un intero isolato del centro storico, una grande area di quasi un ettaro incastrata fra i maestosi palazzi, dove si può passeggiare, e scoprire cose che non avremmo mai potuto immaginare fossero ancora recuperabili nel sottosuolo di Roma. Il museo annesso racconta i duemila anni di storia del quartiere. Da qualche tempo il museo è chiuso in attesa di essere rinnovato, ma gli scavi riservano continue sorprese.
La scoperta della Crypta è avvenuta nel 1981 grazie a un avanguardistico progetto di archeologia urbana diretto da Daniele Manacorda (vedi l’intervista alle pp. 40-41). Gli scavi, avviati per recuperare un isolato degradato e in abbandono, hanno rivelato la struttura del teatro di metria della Forma Urbis. Lo scorrere del tempo modificò a poco a poco il paesaggio del teatro, della crypta, dell’esedra e di tutto il quartiere che sorgeva intorno.
Nel corso della storia il complesso ha conosciuto una continua e inesorabile mutazione, minuziosamente documentata dalle indagini archeologiche che, strato dopo strato, a ritroso nel tempo, ci offrono una narrazione ininterrotta della vita de rione: dall’antichità con i resti del teatro e quelli del vicino Porticus Minucia – il grandioso quadriportico destinato alla distribuzione gratuita del grano ai cittadini- alla Calcara medievale impiegata per trasformare in calce i pregiati marmi recuperati dai vicini monumenti e dall’esedra stessa, al Balneum, un piccolo impianto per la cura igienica dei monaci, dotato di un forno per il riscaldamento dell’acqua, che occupò l’area dell’esedra dall’XI al XIV secolo: un ritrovamento unico nel suo genere, che permette di comprendere come la tradizione romana delle terme e della cura del corpo continuasse, seppur variata nei modi e nelle dimensioni, anche nel pieno Medioevo.
Al muro della Crypta si addossarono nuove abitazioni, quelle dei mercanti emergenti con i loro commerci: la presenza delle loro botteghe è ricordata dal nome dell’attuale «via delle Botteghe Oscure». Al centro di quello che era il portico del teatro romano, nel IX secolo venne costruita la chiesa di santa Maria Domine Rose, che successivamente, nel XVI secolo, fu trasformata nella…
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