Da capolavoro romano sulla Via Tecta a polo industriale in età moderna, il santuario di Tivoli accoglie le vestigia di una storia millenaria. L’imponente restauro lo ha trasformato in polo museale, tra archeologia e arte contemporanea.
Il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli costituisce una testimonianza fondamentale dell’architettura romana di epoca tardo-repubblicana. Edificato tra il II e il I secolo a.C. lungo un pendio sul fiume Aniene in area extraurbana, il complesso era dedicato al semidio guerriero e nume tutelare della pastorizia. Per la sua edificazione fu realizzata una platea di circa tre ettari, sopra la quale sorgevano l’imponente tempio (ottastilo, con dieci colonne sui lati lunghi, sine postico) e un portico a tre bracci su due livelli (Triportico).
L’area destinata alle attività sacrali era inoltre dotata di un teatro costruito ai piedi del tempio e di una basilica, destinata all’amministrazione della giustizia, attualmente oggetto di un’indagine archeologica che sta restituendo straordinari dati della vita del sito dall’età di Augusto a quella tardo-antica. Il progetto di conservazione e valorizzazione al centro di questo contributo ruota attorno alla Via Tecta, elemento peculiare del complesso. Questa lunga galleria voltata costituiva un tratto della Via Tiburtina Valeria, l’asse viario che collegava il Tirreno all’Adriatico e fungeva da direttrice per la transumanza. L’opera permetteva il transito di merci e greggi direttamente al di sotto delle strutture sacre, senza interrompere la viabilità pubblica. Percorrendola si osserva il poderoso sistema di sostruzioni a vani sovrapposti che funge da fondazione alla platea superiore: la perizia dei costruttori romani fu tale da rendere la Via Tecta una delle opere architettoniche più ammirate da grandi artisti e eruditi a partire dal Rinascimento e in particolare all’epoca del Grand Tour (XVII-XIX secolo).
Nel corso dei secoli, il sito è stato oggetto di profonde trasformazioni. In epoca medievale ospitò le chiese di Santa Maria del Passo e di San Giovanni in Votano, mentre nel Cinquecento divenne sede del giardino dei Theobaldi, accogliendo Sant’Ignazio di Loyola e il primo nucleo gesuita di Tivoli. A partire dal Seicento, lo sfruttamento dell’energia idraulica trasformò il sito in un polo produttivo: l’area accolse cartiere, lanifici, fonderie e, a fine Ottocento, la centrale idroelettrica che per la prima volta trasmise corrente alternata verso Roma. Infine la Cartiera Segrè attiva sino alla metà del Novecento.
Oggi il Santuario propone un percorso di visita che ripercorre questa lunga evoluzione storica: oltre alle strutture di archeologia romana e industriale, è possibile visitare l’Antiquarium, che ospita le opere scultoree emerse dagli scavi locali, insieme al celebre gruppo dei Niobidi di Ciampino. Nei depositi sono custoditi numerosi altri reperti provenienti dal territorio laziale. L’animo sperimentale del sito si manifesta anche nel Depot, deposito dedicato alle acquisizioni di arte contemporanea, e nel Laboratorio di Antropologia Fisica, attivo nella ricerca scientifica e…
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