Pratiche performative, paesaggio visivo, comunicazione orale, uso della scrittura: ecco lo strumentario messo in atto da augusto per accreditare la sottomissione del mondo alla sovranità di roma. Uno straordinario esempio di attualità del passato…
Augusto nel suo testamento politico noto con il nome di Res Gestae (Le imprese, 13), scrive che durante il suo principato, il senato ordinò per ben tre volte che fosse chiuso il tempio di Giano Quirino; si trattava di un atto simbolico che gli antenati avevano voluto fosse adempiuto quando in tutto il territorio del popolo Romano regnasse la pace. Egli precisa, inoltre, che dalla fondazione della città fino alla sua nascita tale circostanza si era prodotta solo due volte. Il dato viene recepito quasi alla lettera dal biografo Svetonio (Vita di Augusto, 22) e tale asserzione ha contribuito a rendere familiare la definizione di pax augusta, cioè la «pace» di Augusto. Una parte della critica ha sottolineato come essa corrispondesse soprattutto alla cessazione delle guerre civili e dei conflitti interni che avevano travagliato Roma per quasi un secolo. Tuttavia, si è ingenerato nella storiografia meno avvertita e nella manualistica più scadente un equivoco; quello, cioè, di un Augusto non solo pacificatore ma addirittura pacifista.
In realtà Augusto scrive con chiarezza che la pace di cui lui sta trattando è quella scaturita (il verbo usato è «parta» cioè «partorita») dalle vittorie militari riportate sia per terra che per mare.La madre della pace era, dunque, per Augusto la guerra. Non a caso proprio questo aspetto, quello della conquista, non quello della pace, è enfatizzato nel titolo delle Res Gestae, documentato nella copia bilingue che si è conservata ad Ankara (il cosiddetto Monumentum Ancyranum), nella quale, in caratteri ostentatori e in posizione incipitaria, vengono menzionate proprio la imprese con le quali il divino Augusto aveva sottomesso alla sovranità del popolo romano tutto il mondo conosciuto. In realtà Augusto fu un grande conquistatore, in quanto sotto il suo principato furono annessi all’impero romano e provincializzati vasti territori: Egitto, Illirico, Cantabria, Rezia, Norico, Galazia, regioni alpine, Germania fino al fiume Elba che, perduta dopo la strage di tre legioni consumatasi presso la selva di Teutoburgo, al momento della morte di Augusto era in via di riconquista. Tali acquisizioni territoriali sono ovviamente ricordate nelle Res Gestae insieme alla deduzione di numerose colonie che avevano indotto tanti Romani ad insediarsi stabilmente in territori lontani dall’Urbe, portando, dunque, Roma nel mondo.
È significativo rilevare con quale strategia espositiva nella terza parte del testo il principe descrisse le sue imprese militari; egli non seguì, infatti, una narrazione su base cronologica né adottò un criterio di natura geografica, bensì adottò una sintassi narrativa di stampo ideologico, volta a illustrare come le vittorie militari riportate su tutti i fronti ai danni di popoli che si rifiutavano di ubbidire al comando di Roma avessero poi innescato un…
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