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50.000 anni fa, sul monte Budellone

La riapertura dello scavo della caverna del büs dei lader sul monte Budellone (Brescia) ha portato alla scoperta di una stratigrafia del paleolitico superiore e di un vicino insediamento neandertaliano del paleolitico medio. Uno dei pochi rinvenuti in lombardia e il primo a restituire resti umani.

In archeologia lo studio del popolamento di un territorio è fondamentale per comprendere le dinamiche evolutive delle antiche comunità umane, ovvero l’evoluzione demografica, le diverse strategie di occupazione e sfruttamento del territorio e il loro impatto, nonché i modelli abitativi. Questo si traduce nel capire dove e perché i nostri antenati abbiano scelto di stabilirsi e come si siano rapportati sia con l’ambiente circostante che con le altre comunità umane. Come si può ben immaginare, tali studi non sono sempre facili, soprattutto se l’indagine riguarda epoche prive di fonti scritte.

Il territorio lombardo rappresenta un caso rilevante, in quanto la presenza umana è ben documentata, soprattutto a partire dal Mesolitico (fine X millennio a.C.) e dal Neolitico (VI millennio a.C. circa), mentre sono rare le attestazioni di frequentazioni più antiche: pochissimi, da una parte, i materiali databili al Paleolitico inferiore e, dall’altra, i reperti legati all’arrivo dell’Homo sapiens nel Pleistocene Superiore finale (circa 45.000 anni fa). Più numerosi sono invece i rinvenimenti legati al Paleolitico medio (Musteriano) e quindi riferibili all’uomo di Neandertal.

Un ambiente paleotico «In Lombardia i reperti databili al Paleolitico medio erano però quasi sempre frutto di rinvenimenti fortuiti, privi di contesto – spiega Marco Baioni, direttore scientifico dello Scavo al Lucone D di Polpenazze (BS) e dello scavo al Budellone e, dal 2004, direttore del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS) –. Ancora peggiori sono le nostre conoscenze sul Paleolitico superiore: per la Lombardia è quasi del tutto assente. Significativa eccezione, quasi un unicum in Lombardia orientale, è uno strumento litico del Paleolitico superiore, consistente in una punta a dorso totale ottenuta con ritocco erto, rinvenuto il 5 gennaio 1956 alla profondità di 1,50 m (non si sa se in orizzontale o in verticale) durante l’indagine condotta del Gruppo Grotte Prevalle nella caverna del Büs dei Lader (Buco dei Ladri)».

Si tratta di una piccola cavità che si apre a un’altezza di 310 m s.l.m. sul versante meridionale del Monte Budellone sopra Prevalle (Brescia), un corpo montuoso disposto all’apertura della Valle Sabbia verso la pianura che, insieme al vicino Monte Covolo, costituiva un importante landmark, un punto di riferimento nel paesaggio antico. «La grotta è un ‘sito pastorale’, in uso fino al secolo scorso e in cui erano già state attestate tracce di frequentazione umana dell’Età del Rame e della successiva età del Bronzo, oltre che i resti di una porta di epoca medievale – prosegue Baioni –. Interessato da prime indagini a scopo paleontologico probabilmente negli anni ’30 del secolo scorso (come riportato da Gian Maria Ghidini, 1931), il Büs dei Lader è stato ‘svuotato’negli anni ’50 dal Gruppo Grotte Prevalle, probabilmente alla ricerca di fossili, portando al ritrovamento, oltre del…

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