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Traiano la fabbrica del Princeps Optimus

Primo imperatore di origine provinciale, Traiano costruì abilmente la propria legittimazione politica, celebrata nel monumentale foro che porta il suo nome.

Marco Ulpio Traiano governò Roma per quasi vent’anni, dal 98 al 117 d.C., e fu l’imperatore a cui il Senato tributò l’appellativo più alto: Optimus Princeps. Eppure la ricerca più recente rivela quanto questa perfezione fosse il prodotto di una costruzione raffinata e consapevole, dalle origini familiari volutamente oscure fino all’architettura del suo Foro, concepito come manifesto ideologico senza precedenti.

Un provinciale sul trono di Roma

Marcus Ulpius Traianus nacque il 18 settembre del 53 d.C. ad Italica, già municipio dai tempi di Augusto, nel cuore della Betica ispanica. Le fonti sono inequivoche: Cassio Dione lo definisce «Ἴβηρ», iberico, e lo contrappone esplicitamente a chi era «Ἰταλὸς» o «Ἰταλιώτης», precisando che nessun «ἀλλοεθνής» – letteralmente, qualcuno di un’altra etnia – aveva mai regnato su Roma prima di lui. Si tratta di un’osservazione che, nella penna dello storico di Nicea, non era priva di implicazioni politiche. Eppure la tradizione storiografica tarda vuole che le radici della gens Ulpia affondassero non in Spagna ma nell’Umbria centro-italica. L’Epitome de Caesaribus, compilazione del IV secolo, afferma senza esitazioni: «Ulpius Traianus, ex urbe Tudertina», l’imperatore veniva da Todi. È una notizia che ha alimentato per secoli discussioni storiografiche e orgoglio campanilista, ma che le evidenze epigrafiche faticano a confermare: le attestazioni della gens Ulpia nell’area tudertina sono, ad oggi, praticamente assenti.

Il quadro si complica quando si considerano le Figlinae Marcianae: i grandi latifondi produttivi della famiglia della madre di Traiano, Marcia, sicuramente localizzati nella zona di Horta (Orte), alla confluenza tra Tevere e Nera. La madre di Traiano apparteneva alla gens Marcia poiché figlia di Quintus Marcius Barea Soranus, figura di spicco del senato neroniano coinvolto, e condannato a morte, nella congiura di Pisone nel 65 d.C. Il legame tra i Marci e le famiglie del centro Italia è ben documentato, a differenza di quello con gli Ulpi. Un’ipotesi alternativa, elaborata dallo studioso Mayer, sposta l’attenzione dal nome della gens al cognome imperiale. «Traianus» potrebbe derivare non da Tuder ma dalla città picena di Trea (Treia, nelle Marche): un’iscrizione da quel territorio attesta la forma aggettivale Traiensis come cognome, e persino Tolomeo, nel II secolo d.C., cita tra le città picene una Τραϊανα. Il meccanismo ben noto dell’adozione gentilizia, un Traius piceno accolto nel casato degli Ulpii e trasportato poi nella Betica, spiegherebbe come un nome profondamente italico sia diventato il rivendicare una discendenza italica e con essa la stessa legittimità degli imperatori nati sul suolo antico di Roma

La rete del potere

Le origini geografiche di un imperatore contano, ma contano ancor di più le sue amicizie. L’ascesa di Traiano è incomprensibile senza la mappa delle relazioni che lo portarono al soglio imperiale. Al centro di questa mappa si trova una figura che oggi è quasi dimenticata: Gnaeus Domitius Corbulo, il generale di Nerone, brillante comandante e vittima illustre dello stesso imperatore che lo aveva esaltato. Corbulo fu costretto al suicidio nel 67 d.C., ma la sua rete di alleanze sopravisse a lui.

Corbulo aveva stretto legami con le famiglie più influenti del suo tempo: i Plautii, i Petronii, i Marcii. Sua figlia andò in sposa a un Annius Vinicianus; sua figlia minore, Domitia Longina, divenne la moglie di Domiziano. Quintus Marcius Barea Soranus, padre di Marcia, futura sposa di Traianus pater, era strettamente legato alla stessa cerchia. Quando Cassio Dione racconta la propria discendenza da Cassio Ascelpiodoto di Nicea, amico di Barea Soranus, si capisce quanto sia intricata e persistente questa rete. Traiano era il figlio naturale di un popolare generale flavio, legato per via matrilineare ai Marcii e dunque all’orbita corbuloniana, cresciuto in un ambiente dove le relazioni tra homines novi provinciali e il gruppo dirigente flavio erano strette e produttive.

Quando Nerva dovette scegliere un successore nel 97 d.C., fu proprio questa rete, guidata dai senatori Lucius Iulius Ursus e Lucius Licinius Sura, il quale era stato governatore della Germania inferior, a sostenere il….

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