Un festival per i popoli dell’Italia antica
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Un festival per i popoli dell’Italia antica

Dall’8 al 10 maggio si terrà a Rieti la prima edizione del nuovo appuntamento di alta divulgazione storica. il tema è la «primavera sacra», antichissimo rito nel quale una generazione di giovani, consacrata al dio Marte, veniva portata al confine e spinta a intraprendere un viaggio senza ritorno.

Nasce a Rieti il Festival dei Popoli Italici, un grande appuntamento culturale di divulgazione storica, a cadenza annuale. La manifestazione si svilupperà nell’arco di tre giornate: 8, 9 e 10 maggio 2026. Il tema della prima edizione è la «Primavera Sacra». Sedi dell’evento saranno il Museo Archeologico e il Teatro Flavio Vespasiano. Non è casuale la scelta di Rieti e della sua provincia come sede della prima manifestazione nazionale dedicata ai popoli dai quali germinò la cultura italica e poi la civiltà stessa di Roma.

La città è il centro geografico della penisola: lo ricorda ai visitatori una lapide in 20 diverse lingue del mondo, posizionata nella centralissima Piazza San Rufo, sulla cima dell’antica arx sabina. Ma è anche il «cuore» della storia più remota d’Italia per vicende che affondano nel mito.

Una terra antica, ricchissima d’acqua, eletta a «culla» e incrocio delle lente e continue ondate migratorie di genti indoeuropee, originarie delle steppe comprese tra il Mar Nero e il Caucaso: nel secondo millennio avanti Cristo passarono le Alpi per occupare i territori della pianura padana per poi spingersi, più a sud, lungo i monti e le valli dell’Appennino, toccando sia le sponde adriatiche che quelle tirreniche.

Chiamavamo se stessi Safini. Lo sappiamo da tre iscrizioni del V secolo a.C. trovate nel 1974 durante uno scavo archeologico a Penna Sant’Andrea, in provincia di Teramo, nelle quali appare più volte il termine «Safin» che indicava indifferentemente sia i Sabini che i Sanniti. E anche da una moneta in argento: quella coniata a Corfinium (oggi Corfinio, in provincia dell’Aquila) nel I secolo a.C. quando durante la Guerra Sociale (91-88 a.C.), le genti italiche si unirono nella loro prima capitale per combattere Roma: sulla moneta appare la parola Italia unita all’etnonimo Saflimm, una chiara indicazione che tutti gli Italici dovevano riconoscersi in quel nome. Popoli legati da una origine comune, che parlavano, in decine di varianti, le lingue perdute che la storiografia ha classificato come osco-umbre: Umbri, Sabini, Sanniti con le quattro tribù dei Caudini, Irpini, Pentri e Carricini. E poi Piceni, Equi, Marsi, Volsci, Siculi, Ernici, Peligni, Marrucini, Lucani, Bruzi, Frentani…

Il lago di Cotilia, ombelico d’Italia

Il centro primigenio, simbolico prima che geografico di questo remoto mondo italico era il lago di Paterno, che le fonti classiche citano come «il lago di Cotilia»: omphalos, luogo sacro, celebrato dall’enciclopedico Marco Terenzio Varrone come «Umbilicus Italiae», in un’opera andata perduta ma ricordata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (lib. III, XII 109): «… in agro Reatino Cutiliae lacum, in quo fluctuetur insula, Italiane umbilicum esse M. Varro tradit», ovvero: «Nel territorio reatino il lago di Cotilia, nel quale

galleggia un’isola, è l’ombelico d’Italia, come tramanda Varrone». Un piccolo specchio azzurro che divenne la sede del santuario federale delle genti sabine, celebrato dallo stesso…

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