Archeo

Archeo n. 420 – Febbraio 2020

Editoriale

Meglio di una casa ben costruita…

In una memorabile lezione tenuta lo scorso 26 gennaio al Teatro Argentina, in occasione della seconda conferenza del ciclo «Luce sull’Archeologia» dedicata alla figura di Enea, Antonio Marchetta – professore di lingua e letteratura latina alla «Sapienza» di Roma – ha aperto il suo intervento con il seguente ammonimento: «La memoria è la luce della nostra vita, personale e collettiva; ma della luce della memoria accade come della luce del sole, la quale è sí fonte di vita, ma se la fissiamo in modo sbagliato, può accecarci. Dunque, complesse e controverse sono le dinamiche della memoria nel farsi e disfarsi delle vicende umane». Riferita all’esempio straordinariamente articolato e profondo offerto, in questo caso, dalla dialettica fra memoria troiana e la nuova realtà territoriale del Lazio quale emerge nell’Eneide di Virgilio, la metafora solare ce ne ha ricordata un’altra, questa volta acquatica, espressa in un contesto diverso – l’inaugurazione, nel 2015, della Biblioteca Florio all’Ateneo di Udine – dal nostro Louis Godart: «Le società contemporanee – scrive l’archeologo e grecista – hanno una conoscenza molto relativa del loro passato. Ai loro occhi le esperienze e gli insegnamenti tramandati dalle generazioni precedenti sono come l’immagine riflessa da uno specchio d’acqua battuto dai venti: i contorni della figura sono sbiaditi, i colori si accavallano ed è pressoché impossibile scorgere il riflesso della figura che s’inginocchia sull’elemento liquido…». 

Come recuperare, allora, quella luminosa, ma altrettanto malleabile, sfuggente condizione della nostra esistenza individuale e comunitaria? In un mondo scosso e disorientato, segnato… (Continua la lettura sul numero di Archeo o richiedi il numero arretrato)