In edicola dall'8 Novembre

AMARE TRA GRECIA E ROMA

L’eros fa da protagonista nelle pagine di questo numero, a partire dalla copertina che ritrae uno dei capolavori della scultura antica. In questi giorni possiamo incontrare la bellissima Venere alle Scuderie del Quirinale di Roma, dove si è appena inaugurata la mostra «Ovidio. Amori, miti e altre storie», dedicata all’opera e alla vita di Publio Ovidio Nasone, grande poeta dell’età augustea di cui quest’anno ricorre il bimillenario della morte (avvenuta tra il 17 e il 18 d.C. mentre, caduto in disgrazia, era esule a Tomi, sul Mar Nero). Piú di duecento opere, dall’antichità all’epoca barocca, accompagnano il visitatore alla scoperta del cantore della celebre Ars Amatoria. Poco prima dell’esilio Ovidio completò le Metamorfosi, in cui raccolse circa 250 racconti, lasciandoci una sorta di enciclopedia mitologica in cui ricorre il tema, caro all’epoca ellenistica e che all’opera dà il titolo, del trasformarsi in altro da sé (in pianta, animale o roccia) per punizione divina, ma anche per sedurre e possedere: in amore tutto è lecito, come ci ricordano la bella statua di Leda e il cigno/Zeus (che la possiede inebriandola), il ratto di Aurora sul toro – nei dipinti di Tintoretto o del Carracci – o, ancora, Ganimede rapito dall’Aquila, ritratto nel celebre bronzo dell’Ammannati (vedi alle pagine 65-79).

Dall’irriverente amore cantato da Ovidio (e che gli costò l’esilio) passiamo all’Eros greco. Abbiamo incontrato Matteo Nucci, scrittore e saggista, amante e studioso della Grecia (già noto ai lettori di «Archeo» per i suoi reportage su Goethe in Sicilia e sui luoghi di Aristotele) e autore di un libro bellissimo, appena pubblicato: L’Abisso di Eros. L’autore vi indaga, con critica partecipazione, il meccanismo dei grandi amori dell’antica Grecia; di quella passione che, nel suo momento culminante, può lacerare... fino alla morte (vedi alle pagine 54-63).

In una Grecia «nostrana», infine, ci riporta l’annuale appuntamento con la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, giunta alla sua ventunesima edizione, in coincidenza con due anniversari importanti che desideriamo qui ricordare: i cinquant’anni dalla scoperta di una delle icone della città, le celebri lastre dipinte dellaTomba delTuffatore, e i vent’anni dall’iscrizione di Paestum nella lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità.Trovate il programma completo delle giornate pestane alle pagine 38-41.

Andreas M. Steiner

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