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ACQUA E CIVILTÀ

In un appassionato colonnino apparso di recente sulle pagine romane del Corriere della Sera, Giuseppe Pullara rievoca la funzione civilizzatrice degli antichi acquedotti di Roma; e propone di riabilitarne la bistrattata immagine, trasferendo a quegli eleganti e chilometrici ruderi che ancora oggi dominano la campagna intorno alla capitale, un po’ dell’eccessivo credito di cui gode, invece, il simbolo per eccellenza di Roma, il Colosseo, «luogo dedicato allo spettacolo di ogni tipo di squartamento, animale e umano». Pur ammettendo che a quella meraviglia dell’antichità – purificatasi nei secoli dai suoi molteplici peccati (non ultimo quello di essere stata costruita grazie ai proventi di uno dei saccheggi piú traumatici della storia) – siamo irrimediabilmente affezionati, la proposta di Pullara ci trova pienamente d’accordo: viva, allora, gli acquedotti romani, portatori di civiltà, salubrità e benessere (paradossalmente, mentre scriviamo, incombe la minaccia di un razionamento dell’acqua corrente in molti quartieri di Roma, una misura dovuta sí alla perdurante siccità, ma, verosimilmente, anche a una ben scarsa capacità di gestione da parte dei responsabili pubblici di questo bene primario). A riprova della lungimiranza degli amministratori di un tempo, invece, giunge la notizia di una scoperta straordinaria, quella del primo acquedotto di Roma, databile al 312 a.C., denominato Appio o dell’Acqua Appia. Ben 32 m dell’antico condotto, realizzati in tufo e rivestiti internamente di cocciopesto, sono stati portati in luce lo scorso aprile nel centrale quartiere del Celio, durante la realizzazione di un impianto di aerazione per la nuova linea metropolitana. Che l’approvvigionamento idrico fosse un tema di vitale importanza anche – e particolarmente – nelle aride terre del Vicino Oriente ci viene confermato da un’altra, recentissima, scoperta, a cui si riferiscono le immagini di questa pagina. Nella località di Rosh Ha-Ayin (Israele), gli archeologi hanno portato alla luce una grande cisterna sotterranea, di 20 x 20 m circa e profonda piú di 4. Protetto in superficie da una struttura fortificata, il bacino risale alla fine dell’VIII secolo a.C. e alimentava le numerose fattorie diffuse nell’area durante il periodo della dominazione assira. Concludiamo questo rapido excursus in tema di «infrastrutture» ricordando che, esattamente 1900 anni fa, moriva l’imperatore Traiano, osannato già dai suoi contemporanei come Optimus Princeps, e non solo per gli indiscutibili meriti di comandante militare, statista e filantropo. Traiano, infatti, fu anche un grande costruttore: a lui si devono, per citare solo qualche esempio, la creazione e l’ampliamento dei porti dell’impero, tra cui quelli di Fiumicino, Terracina, Ancona e Civitavecchia (vedi l’articolo di apertura). Al romano quartiere di Trastevere, infine, regalò un nuovo acquedotto (che porta il suo nome), ampliò quello dell’Anio Novus, potenziò e rinnovò la rete idrica dell’Urbe. Fu, davvero, un Ottimo Principe!

Andreas M. Steiner

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