In edicola dal 7 Luglio

UNA LEGGERA VERTIGINE

Girovagare tra le rovine di un’area archeologica – magari muniti di una guida tascabile e, possibilmente, accompagnati dal silenzio del deserto o da una brezza marina – è uno dei piaceri estivi a cui non vorrei rinunciare. Calpestare antichi percorsi, sfiorare le ruvide pietre di mura e santuari, insomma, appropriarsi, attraverso un dialogo solitario, del loro «racconto»: trattasi, forse, di irrazionale – e sconveniente – «monumentofilia»? Potrete trovare la risposta nell’articolo alle pp. 60-71. Prima, però, vi invito a programmare la visita a uno dei piú estesi e affascinanti complessi archeologici del mondo romano, quello delleTerme di Caracalla. Un’esperienza che si avvale di un nuovo e sorprendente strumento conoscitivo: gli esiti delle indagini, svolte sulle grandiose vestigianel corso degli ultimi decenni, sono confluiti in modelli di realtà virtuale tridimensionale, la cui elaborazione rende oggi possibile la visione del monumento in un continuo confronto tra il suo aspetto attuale e quello del passato (ricostruito, appunto, virtualmente).

Ora, per accedere a questa nuova dimensione, il visitatore deve sottoporsi a una parziale restrizione della liberta personale (questo, almeno, è come il sottoscritto si sente di descrivere l’esperienza), dovuta a un visore che, in alcuni punti precisi del percorso, deve essere portato davanti agli occhi: cosí facendo (e perdendo – per alcuni secondi – il senso della realtà), ci si immerge nelle terme com’eranonel 216 d.C., al momento della loro inaugurazione. Il prezzo da pagare per vivere questa contemporaneità presente/passato è una leggera vertigine (il ritorno al passato, si sa, può far girare la testa) e conviene, dunque, reggersi alle ringhiere che accompagnano il percorso. Ma ne vale la pena: come, altrimenti, potremmo riconoscere il luogo esatto in cui erano originariamente collocati capolavori a tutti noti, come il Toro Farnese (oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) o, anche, le statue dell’Ercole Farnese o dell’Ercole Latino (oggi, rispettivamente, al Museo di Napoli e alla Reggia di Caserta)? E, soprattutto, come potremmo renderci conto – se non attraverso questo confronto diretto – dell’altrimenti inimmaginabile grandiosità architettonica e dello sfarzo delle decorazioni andate perdute?

Proprio per la loro inesauribile ricchezza, le terme costituirono il bersaglio principale su cui si accanirono i saccheggiatori di tutti i tempi, a partire dai barbari fino ai papi del Rinascimento. E non solo quelle di Caracalla: dalle Terme di Antonino a Cartagine, per esempio (le terze in ordine di grandezza), elementi architettonici giunsero fino a Pisa, Genova, e addirittura a Canterbury, in Inghilterra. Eppure, ancora oggi, quei grandiosi monumenti, «spogliati» come sono fino all’irriconoscibilità, meritano piú che una visita. Con, o senza, l’ausilio di un visore multimediale...

Andreas M. Steiner

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