In edicola dall'8 Settembre

L'IMMAGINE AL POTERE

La riflessione sul passato può illuminarci sulle vicende del presente? Si tratta di un dubbio forse banale, sempre pronto, però, a irrompere da dietro le spalle di chi, per lavoro o anche solo per passione, si confronta con la storia antica. Leggiamo, allora, l’intervista in apertura di questo numero, incentrata sul tema della «comunicazione politica» a Roma, sullo scorcio dell’età repubblicana: vi troviamo affrontati temi (e termini) che agitano il nostro quotidiano e che suggeriscono piú di un parallelo tra l’oggi e le vicende svoltesi piú di due millenni fa. Facendo in modo che si insinui un ulteriore, e altrettanto banale, dubbio: non sarebbe lecito trarre, da quei lontani accadimenti, qualche indicazione per il futuro?

Di una comunicazione molto diversa, ma non meno affascinante, parliamo nello Speciale del numero. Lo spunto ci viene offerto dalla mostra «Idoli», che qui presentiamo in anteprima (si inaugura, infatti, il 15 di questo mese a Venezia, in Palazzo Loredan). Promossa dalla Fondazione Ligabue – oggi alla sua terza prova, dopo le grandi mostre dedicate al perduto mondo delle civiltà precolombiane (vedi «Archeo» n. 396 novembre 2015) e all’origine della scrittura (vedi «Archeo» n. 384, febbraio 2017) – l’iniziativa espone cento reperti rarissimi, provenienti dall’Europa e dall’Asia, e riconducibili a un arco cronologico racchiuso tra il IV e il II millennio a.C. Si tratta di raffigurazioni del corpo umano, talora stilizzato fin quasi all’irriconoscibilità, volti segnati da grandi occhi, esseri mostruosi, ibridi, androgini; di idoli, «immagini» scolpite dall’uomo, appunto, il cui significato – politico, religioso, sociale? – si è perso nei secoli.

C’è qualcosa, ci si chiede oggi, che potrebbe suggerire quale fosse il loro originario messaggio? Le risposte, sin da quando gli enigmatici reperti hanno incontrato l’interesse degli studiosi, non sono mancate. Eppure, a oggi, non sono tali da placare l’inquietudine che quei volti suscitano nell’osservatore. Dovremmo forse, piuttosto che azzardare risposte, formulare nuove domande, come suggerisce a pagina 90 Pedro Azara, mentre osserva un idolo antico di cinquemila anni: quegli occhi «scavati, neri e penetranti», sono solo parte di un’immagine o racchiudono un messaggio? Appartengono a un essere vivente o a una creatura immortale, a un uomo o a una donna? A questo punto non ci resta che un suggerimento: dopo la lettura dello Speciale, prenotate subito la visita alla mostra veneziana!

Andreas M. Steiner

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