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PRIMAVERA AL MUSEO

Che cosa hanno in comune istituzioni celebri come il Louvre, il British Museum o i Musei Vaticani, con realtà dai nomi assai meno roboanti, il Museo Archeologico di Murlo, per esempio, noto anche come Antiquarium di Poggio Civitate? Se ne è parlato – e se ne parlerà ancora – proprio a Murlo, nel corso di una serie di incontri che si terranno quest’estate, all’ombra dell’antico Palazzo Vescovile del borgo e nell’ambito di Bluetrusco, il festival dedicato agli Etruschi giunto, quest’anno, alla sua quarta edizione. Tra gli ospiti, i rappresentanti dei principali musei dedicati all’antico popolo italico, da quello Gregoriano Etrusco (parte dei sopramenzionati Musei Vaticani e custode di tesori di inestimabile valore) al primo museo «virtuale» dedicato all’etruscologia (si chiama T.Arch.H.N.A., acronimo per Towards Archaeological Heritage New Accessibility, ispirato all’etrusco Tarchna, nome dell’antica Tarquinia), passando per il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, l’Archeologico di Firenze e molti altri. Venerdí 20 luglio sarà la volta della collezione etrusca del Museo Civico Archeologico di Bologna: a presentarla sarà Anna Dore, curatrice, insieme a Paola Giovetti, di una originale mostra, di cui parliamo alle pagine 42-53.

E che ci riporta alla nostra domanda iniziale: che cos’è, veramente, un museo? Secondo una definizione «ufficiale» – a formularla è stata, nel 2006, un’organizzazione internazionale e non governativa, l’International Council of Museums (ICOM) – il museo è «un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto». In tempi recenti, tuttavia, a tale descrizione – valida seppur generica – se ne sono aggiunte altre, insieme a un nuovo, inquietante, interrogativo: perché, in questi anni, a essere colpiti dal delirio distruttivo e autodistruttivo del terrorismo internazionale sono, soprattutto, i musei archeologici?
La mente corre al saccheggio dei musei iracheni (primo fra tutti quello di Baghdad), ma anche all’attentato del 18 marzo 2015 compiuto al Bardo di Tunisi – tra i musei archeologici piú importanti del Mediterraneo – costato la vita a 23 persone, tra cui 4 di nazionalità italiana… Alla memoria dell’antico a cui queste istituzioni sono preposte si aggiunge forse quella «di sé», in quanto storici baluardi di conoscenza e di civiltà? Leggiamo, allora, in apertura di questo numero, le illuminanti considerazioni di Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino. E andiamo noi stessi, poi, «a caccia» di musei: scopriremo che molti di essi possiedono una vita loro, degna di essere raccontata e rivissuta.

Andreas M. Steiner

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