In edicola dall'8 Giugno

I NOSTRI 400 COLPI

I lettori mi perdoneranno se dedico queste righe a un evento non propriamente «archeologico» ma quasi: mi riferisco – come avrete intuito – al raggiungimento del 400esimo numero della nostra rivista. Non lo consideriamo, beninteso, un traguardo (termine che – in gergo sportivo e in senso stretto – implicherebbe un punto d’arrivo), quanto, piuttosto – e rimaniamo in ambito sportivo –, un valico. Fermiamoci, dunque, prendiamo respiro e guardiamoci indietro, prima di riprendere la corsa. E ci accorgeremo, insieme ai nostri lettori piú fedeli, che, in questi ultimi 33 anni, abbiamo raccontato la storia. E non soltanto quella «antica», come vorrebbe il titolo della testata, ma anche quella «contemporanea», per la parte nient’affatto irrilevante che l’archeologia vi ha svolto: ricordiamo i titoli di apertura dei giornali susseguitisi da quando nel Vicino e Medio Oriente si è riaccesa la miccia della guerra, scandita dalla distruzione di alcuni, leggendari, siti storici; pensiamo alla drammatica – e anacronistica – «presa in ostaggio» di un antico luogo di commercio, arte e civiltà, quale era la compianta città carovaniera di Palmira. Mai il passato è stato di tanta infausta attualità come in questi anni…

A una lettura diversa – positiva, operativa e costruttiva – si prestano, invece, le tante storie di valorizzazione che abbiamo raccontato, mese dopo mese: le scoperte, i restauri, i musei, le mostre grandi e piccole, i progetti urbanistici e architettonici finalizzati a integrare – e spesso a far emergere per la prima volta – la memoria storica all’interno della nostra contemporanea quotidianità. Che cosa ci perderemmo – vale davvero la pena chiederselo – se non potessimo avvalerci del lavoro di quegli indagatori del nostro passato/presente che sono… gli archeologi? A loro dunque, alla schiera di donne e uomini che lavorano, perlopiú lontani dai riflettori e gratificati da rari, rarissimi riconoscimenti (e che spesso, e paradossalmente, vengono additati quali ingombranti e inutili ostacoli al moderno vivere mentre ci regalano grandi e, soprattutto, non effimere, emozioni), a loro vorrei rivolgere, insieme alla promessa che continueremo a essere la loro «voce», il nostro ringraziamento. Un ringraziamento caloroso che, in occasione di questa breve pausa di riflessione, estendiamo a tutti i nostri lettori. I quali – ne siamo piú che convinti – alla storia scritta dagli archeologi continueranno ad appassionarsi.

Andreas M. Steiner

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