In edicola dall'8 Gennaio

IL LIBRO

Assiri, Babilonesi ed Egiziani, Cananei e Amorrei, Hittiti, Hurriti, Filistei, Fenici, Aramei, Moabiti, Edomiti, Persiani, Seleucidi... quanto sapremmo di questi nomi se non li avessimo letti nel libro piú stampato, tradotto e diffuso di tutti i tempi? E, soprattutto, cosa conosceremmo davvero di questi popoli, della loro storia e civiltà, se, sin dalla metà dell’Ottocento, con i primi grandi scavi nelle terre dell’antica Mesopotamia, non avesse preso forma quel vero e proprio movimento intellettuale e scientifico noto, in seguito, con il nome di «archeologia biblica»?

Una disciplina che, sull’onda delle prime, sconvolgenti scoperte emerse dalle aride terre del Vicino Oriente, sembrava chiamata – quasi miracolosamente – a convalidare l’autenticità dei testi biblici, a conferire un contesto storico e materiale agli eventi narrati nell’Antico Testamento.

E, inevitabilmente, l’esordio di questa nuova lettura storico-archeologica della Bibbia spetta al popolo che, piú di ogni altro, a quell’insieme di testi fa riferimento, e anzi – come vedremo – ne trae «linfa vitale». Sono, infatti, le indagini sull’antico Israele degli ultimi decenni (e tuttora in corso) ad aver rivoluzionato, letteralmente, il quadro di «veridicità» del racconto veterotestamentario: la vicenda del patriarca Abramo, l’esodo dall’Egitto guidato da Mosé, l’epica conquista di Gerusalemme e la fioritura di un grande regno di Israele sotto Davide e Salomone, accaddero veramente? E, soprattutto, si verificarono nei millenni e nei secoli in cui li colloca il racconto biblico?

Sono questi gli interrogativi che affronteremo nei prossimi mesi, a partire da oggi. E, sia detto esplicitamente, non per «distruggere» quel grandioso ed eterno racconto (mossi, magari, dalla stessa «ira» del biblico personaggio raffigurato in questa pagina). Ma, semmai, per decostruirlo e poi ricomporlo, sotto una luce piú autentica...

Andreas M. Steiner

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